Questo sito utilizza i cookie. Continuando a navigare nel sito, l'utente ne accetta l'utilizzo.
 

Da quando ho approfondito la mia relazione con la macchina fotografica si può dire che la mia vita sia completamente cambiata. Un pò come come quando incontri l’altra metà della mela (non me ne vorrà mio marito): inizialmente sei diffidente, non vuoi prendere fregature, cerchi di essere distaccato, di tirartela anche un pò ma poi la passione ha la meglio, piano piano ti lasci andare e, inevitabilmente, ti lasci travolgere, ti innamori. Quando sei innamorato ti senti come un supereroe con qualche strano superpotere.

Ecco, da quando la fotografia è prepotentemente entrata nella mia vita travolgendola, io ho scoperto il mio superpotere e la mia enorme responsabilità: fermare le emozioni. È tutta questione di sensibilità, mi spiego meglio. Immaginate di avere davanti a voi un bambino. Ci sono due approcci per fotografarlo. Il primo è quello del “sparo una raffica, una fotografia buona ci sarà, le altre le butto” (piuttosto elementare e distaccato come approccio direi) e poi c’è l’approccio emozionale: osservo il soggetto, studio le sue espressioni, i suoi movimenti e decido di scattare in un preciso istante.

Non c’è casualità ma voglia e consapevolezza di fermare un momento preciso, un immagine precisa, un’emozione precisa. Non è così semplice però. Perché abbiamo deciso di immortalare proprio quell’istante e non quello immediatamente prima o quello immediatamente dopo? Qui risiede la vera bellezza dell’arte della fotografia e, a mio avviso, anche la vera differenza tra fotografo amatoriale e fotografo professionista (così come la differenza tra fotografo professionista e fotografo professionista, ma andiamo con ordine). Una fotografia sentita, a differenza di una fotografia del tutto casuale, è quella fotografia in cui emozione del soggetto e emozione del fotografo si combinano per formare un’unica immagine e un’immagine unica.

Osservo, cerco di leggere le emozioni, le fondo alle mie, scelgo il momento e...click. Il rischio di risultare presuntuosi è elevatissimo ma è con la più grande umiltà che ci si approccia a questo mestiere. Perché, come tutti i superpoteri, anche il nostro può risultare un’arma a doppio taglio. Sì, perché tutto questo funziona ad una sola condizione: mettendosi in gioco, sempre, ad ogni scatto. E Mettersi in gioco significa esporsi e rendersi vulnerabili. Si potrebbe parlare di questo argomento all’infinito e ovviamente non intendo fermarmi qui ma per ora vi lascio con questo inizio di riflessione perché non è facile neanche per me trovare le parole giuste per trattare un argomento così difficile e articolato.

JoomlaMan