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Ok, ci avete creduto? No? Bravi. In fondo il blog è personale, perché privarsi di esprimere qualche opinione? E poi...chi mi conosce personalmente non ci crederebbe mai! Giulia che non dice la sua?! Naaaaa! Non uso giri di parole nella vita figuriamoci se comincio a farlo proprio qui. Insomma che ho un bel caratterino l’avrete intuito.

Quali altri indizi posso darvi, vediamo un pò... Da bambina/adolescente ho vissuto parecchi anni all’estero con mia madre tra cui 5 a Gerusalemme. Esperienza indimenticabile della mia vita che mi ha indubbiamente formata e che ha altrettanto indubbiamente aperto e accresciuto la mia mente. Penso che l’esser stata per tanti anni a stretto contatto con un paese dallo stile di vita, a mio avviso, tanto diverso dal nostro, mi abbia aiutata anche nel percorso formativo e che la mia scelta professionale non sia assolutamente frutto di casualità. La macchina fotografica per dare vita al mio sguardo sul mondo.

Durante quegli anni ho portato avanti diverse attività che tutt’oggi animano la mia vita. In particolare il pianoforte e la danza. In un certo senso credo che abbia sempre cercato nell’arte la manifestazione del mio essere. Volevo raccontare le mie sensazioni ma volevo farlo a chi avesse una certa dose di sensibilità per capirle. Visto sotto un’altra luce potrebbe sembrare anche un pò snob come discorso ma fin da piccola “selezionavo” inconsciamente le persone con cui interagire.

Tornata a Roma mi sono laureata in Architettura del paesaggio. Ed è stato proprio durante quei 5 anni di studio che la fotografia si è fatta strada sgomitando dentro di me. Cercavo il modo per esprimere me stessa. Non un modo qualsiasi però. Mi serviva qualcosa che proteggesse la mia persona come un messaggio criptato che solo chi è a conoscenza della parola chiave riesce ad interpretare e capire. Da tempo avevo trovato quella che desideravo fosse la parola chiave: la sensibilità.

Mi rimaneva “solo” da trovare il mio strumento. E così, tra un’assonometria e l’altra, tra un disegno tecnico e un progetto, tra un esame e una laurea ho scoperto la macchina fotografica. Quando si guarda una fotografia (ed è già qualcosa, implica che si possiede la capacità e la voglia di guardare) si tende ad osservare il soggetto. Chi va ad un gradino superiore percepisce l’emozione che quella fotografia gli suscita. Secondo me in qualche punto della fotografia c’è anche un piccolo tassello che compone l’essere di chi l’ha scattata. È chiaro che non a tutti interessa ma è proprio questo il bello.

Il messaggio criptato che solo chi è a conoscenza della parola chiave riesce ad interpretare e capire. Tu ce l’hai la parola chiave?

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